trap italiana

Musica TRAP, è il genere più alla moda del 2018

TRAP che Passione. Ma da dove è uscita?

Forse esiste da oltre vent’anni. Eppure è solo negli ultimi tempi che il grande pubblico si è avvicinato al magico mondo della trap. Anche troppo. Dal momento che il fenomeno trap ormai è massiccio e virale: provate a scrivere trap lituana o trap qatariota su Youtube, resterete senza parole. Un movimento globale che, grazie alla potenza del web, abbraccia tutto il mondo, annullando il digital divide in tutto il pianeta Terra. Forse per la prima volta nella storia dell’umanità. Un fenomeno sociale che lascia a bocca aperta, già al primo impatto, dal momento che i trapper si vestono da donna, bevono codeina e spiattellano nello stesso momento la loro fragilità interiore e la loro street attitude. Una sorta di movimento emo-gangsta per un mercato che non si preoccupa neanche più di essere credibile.
Per i pochi che non lo sapessero la trap è un sottogenere del rap e dell’hip hop. Secondo altri una sua evoluzione. Per chi conosce la musica, probabilmente, è solo un grande bluff, dal momento che la quantità ha totalmente assorbito la qualità. Immaginate un esercito di trapper che dalla California al Giappone rappano sulla stessa base, nella stessa tonalità, con la stessa metrica. Il tutto reso ancora più dannatamente simile dall’utilizzo smodato e obbligatorio dell’autotune. Per i più cinici: sempre la stessa canzone cantata in tutte le lingue del mondo.
Eppure, volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, la trap non è tutta da buttare. L’autotune ha spalancato le porte a mondi nuovi e inesplorati, uno strumento che ben presto sarà introdotto in tanti altri generi musicali. Inoltre, il contrasto tra la velocità della trap che viaggia a 150 bpm (pensate, un pezzo techno solitamente si aggira intorno ai 120), e il canto lento e sbiascicato, regala numerose varianti ritmiche. Infine, il trapper, rispetto ai suoi predecessori mc, tenta di offrire anche maggiori soluzioni melodiche, non solo nel ritornello. Certo, un’arma a doppio taglio, soprattutto in Italia, dal momento che l’evoluzione della trap sarà quasi sicuramente un pop cupo e leggero, un mix tra gatto matto e corvo torvo, che ben presto dimenticherà per sempre anche gli ultimi retaggi del rap.
Per quel che riguarda il tanto caro made in Italy probabilmente non c’è neanche bisogno di presentare i nuovi artisti trap, dal momento che sono più famosi degli ultimi vincitori di Sanremo. Da Ghali a Sfera Ebbasta, che tra l’altro vantano lo stesso produttore, il signor Charlie Charles; alla Dark Polo Gang, che invece è prodotta da Sick Luke, il figlio di Duke Montana, uno che 30 anni fa faceva rap con Ice One. Molto interessanti anche le sfumature drill dalla Liguria di Izi e Tedua; ebbene sì, la trap ha già i suoi sottogeneri. Per adesso le cose migliori dell’ondata di trap italiana si sono viste negli esperimenti di cross over. Carl Brave su tutti, che è riuscito a mescolare gli intimismi dell’indie alle sonorità trap; ma anche i Coma_Cose abili a miscelare le nuove sonorità con la tradizione dei cantautori italiani.
Poi ci sono anche quelli che ne fanno una specie di parodia seria come Magagna o Dolcenera. Un’atmosfera crepuscolare da sempre cara alla tradizione poetica nostrana che, proprio come cento anni fa, fa da contraltare alle tendenze futuristiche di Young Signorino e altri trapper che si divertono a inventare neologismi e onomatopee alla Marinetti. Un crollo culturale e dei valori che cento anni fa portò dell’arrivo del fascismo. Stavolta, speriamo di essere più fortunati.

 

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